L’equilibrio

Non meravigliarti poiché ti ho detto: bisogna che voi nasciate dall’alto.

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce; ma non sai di dove viene e dove va.

Così è chiunque che è nato dallo Spirito”.

Rispose Nicodemo e disse: “Come possono avvenire queste cose?”. Rispose Gesù e gli disse: “Tu sei il maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità ti dico che (noi) parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo visto; ma (voi) non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho detto le cose della terra e non credete, come crederete se vi dico le cose del cielo? E nessuno è salito al cielo, se non colui che è disceso del cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. (Gv 3, 7-15)

 

C’è uno sbilanciamento sostanziale che non permette di vedere le cose con una certa nitidezza, con un certo equilibrio.

È uno sbilanciamento alla Pietro, Bariona figlio del tuono, che non ha vie mezzo, che vuole dare la vita per l’Amico di Nazareth e poi lo rinnega tre volte, che non vuole farsi lavare i piedi e poi vuole farsi lavare tutto quanto, che spinto dall’entusiasmo vuole seguire Gesù anche camminando sull’acqua ma poi affonda dalla paura. Ecco chi è l’uomo, un essere sbilanciato in cerca costante di equilibrio. Ci sono dentro in pieno in questa ricerca. O bianco o nero, o con o contro. Serve equilibrio, specialmente quando si affrontano temi che sfiorano la dimensione trascendentale. A maggior ragione le religioni hanno estremo bisogno di riassettare la convergenza. Tendono a destra o a sinistra ma forse la strada è in centro. Tutte le religioni hanno estremo e urgente bisogno di equilibrio. Il concetto che hanno di verità ha bisogno di equilibrio e non è questione di relativismo.

Partendo da una frase che Gesù di Nazareth rivolge a Nicodemo:

se vi ho detto le cose della terra e non credete, come crederete se vi dico le cose del cielo?” (Gv 3, 12).  La vita spirituale è spesso in bilico, e capita di trovarsi sbilanciati, e questa perdita di equilibrio porta a credere, o solo alle cose della terra, come l’impegno per la giustizia, la pace, la difesa dei diritti ecc, oppure a concentrarsi solo sulle cose del cielo, come fossimo degli angeli senza emozioni, senza carne, aspettando la fine della vita, passivi alle cose del mondo, in attesa del giorno della giustizia divina, inventandoci nella testa il nostro paradiso.

È la ricerca di equilibrio; prima fortemente da una parte e poi dal lato completamente opposto. Schizofrenia? No! L’essere umano ha bisogno di entrare ed esperimentare entrambe le parti.

È la sua sete di terra e di cielo. È una tensione che sbilancia e l’uomo nella vita tenta l’equilibrio, ed è necessario lottare per trovarlo, pena; l’estremismo e il fanatismo terreno e celeste. Sono pericolosi entrambi, anche se quello celeste ha l’aggravante di essere completamente staccato dalla realtà umana. Infatti, Gesù parte dalle cose della terra per introdurre quelle del Cielo. Pensare di sfiorare quelle del cielo senza passare dalla terra è una pericolosa illusione. È già una grande fatica capire le cose della terra con cui ci confrontiamo quotidianamente, che tocchiamo e che respiriamo, figuriamoci quelle del cielo che nessuno ha mai visto! La comprensione delle cose della terra però non sono fini a se stesse, introducono e accompagnano a cose più nascoste, segrete, a domande esistenziali. È il terreno in cui filosofia e spiritualità si sorridono e si danno la mano. Dio si sfiora dalla terra, si intravvede tenendo i piedi per terra perché in cielo ci sono troppe nuvole. Se non si comprende la terra, difficilmente intuiremo qualcosa del cielo. Se non amo gli esseri umani che abitano la terra come posso illudermi di amare Dio?